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Indirizzo internet:   www.lelite.it/marchini.htm
GIOVANNI MARCHINI
 


Indirizzo:
Arrigo Marchini (figlio)
via Ugo Bassi, 23
47121 Forlì (Fc)
tel. 0543 / 25454
cell. 347/ 8605377 (Rachel)

Quotazione opere:
da 5.000 a 75.000 €

E-Mail:
fam.marchini@libero.it

Internet:
www.giovmarchini.com
«Il mercatino» - olio - 19x11,5 (1936)
«Il mercatino» - olio - 19x11,5 (1936)
 
«L’abbeverata» - olio - 69x34,5 (1944)
«L’abbeverata» - olio - 69x34,5 (1944)
 

Pittore (Forlì 1877 - 1946), nacque in una famiglia di umili condizioni che emigrò a Buenos Aires, lì il giovane iniziò la sua formazione presso la bottega di un decoratore. Tornato in Italia nel 1896, il giovane fu iscritto al Regio Istituto di Belle Arti di Firenze dove ebbe come insegnante, tra gli altri, Giovanni Fattori, con il quale stabilì un rapporto duraturo fino al 1907, rapporto destinato ad influenzare in modo permanente il suo linguaggio artistico. Dopo il periodo fiorentino seguì un soggiorno di un anno a Venezia (Scuola libera del nudo) a Roma (Accademia di Belle Arti) e a Napoli (1904 per conoscere la scuola di Posillipo). Durante il soggiorno romano la sua pittura si arricchì di note simboliste e divisioniste coniugate ad un appassionato studio realistico della vita degli umili, della vita rurale e in particolare di quella degli animali al pascolo. Alcuni mesi più tardi rientrò definitivamente a Forlì e continuò a dedicarsi alla pittura, privilegiando un repertorio figurativo ispirato al paesaggio e a temi sociali con influenze veriste e simboliste. A partire dal 1910 all’attività di pittore affiancò quella di decoratore in Romagna e non solo. Durante la prima guerra mondiale Marchini partì volontario, destinato in Cadore dove fissò le immagini di quel periodo bellico in piccoli dipinti ad olio e disegni. Dopo il ritorno a Forlì nel 1918, riprese la sua attività di pittore di cavalletto e di decoratore. Nel 1920 fondò a Forlì il Cenacolo artistico che fino al 1928, anno in cui si sciolse, costituì un importante centro di aggregazione degli artisti locali, fu luogo di discussioni e lavoro, nonché sede espositiva. Molte sue opere furono presentate in importanti esposizioni nazionali come la Permanente di Milano del 1922 e la Biennale romana del 1925. Artista assai versatile, saltuariamente si dedicò alla xilografia e soprattutto alla produzione plastica, come documentano due opere conservate nella Pinacoteca civica di Forlì: “Superstiti” terracotta ispirata alla tragedia del terremoto di Messina del 1908, e un busto raffigurante Giordano Bruno (1906-1907). Radicalmente e fedelmente ancorato ad una concezione della pittura come strumento di verità e di umanistica partecipazione alla vita, Marchini si è sempre tenuto lontano da movimenti e tendenze. «L’opera di Giovanni Marchini riflette un periodo storico dell’arte italiana denso di grandi risvolti e fermenti. Le tematiche affrontate, la predilezione di soggetti legati ad un mondo contadino umile ma portatore di profonda dignità, lo collocano in un ambito che ha radici nei Macchiaioli e nel Verismo, ma decodificate alla luce di una personale sensibilità. Le vicende del proprio vissuto vengono reinterpretate con poetica visione, raggiungendo valori di totale universalità.» (A. Bellani)