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Indirizzo internet:   www.lelite.it/delbono.htm
RINA DEL BONO
 


Indirizzo:
via Nettunense, 87
00047 Marino (Roma)
tel. 06 / 9310305
cell. 348 / 5106849

Quotazione opere:
da 500 a 2.500 €

E-Mail:
rina.delbono@gmail.com
Internet:
www.rinadelbono.it
«I miei gioielli» - olio - 100x100
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«Pierrot» - olio - 60x80
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Pittrice, fin da bambina mostra la sua passione per la pittura in genere, ma solo in età matura decide di dedicarsi con amore all’arte. Si iscrive alla scuola C.E.R. di Roma, dove per dieci anni prende lezioni di pittura ad olio molle su porcellana. Nello stesso istituto frequenta un corso di pittura medievale ed un corso di pittura di icone su legno con metodo bizantino. Da alcuni anni frequenta la scuola Artes dove dipinge ad olio su tela. Ha partecipato a varie mostre in tutta Italia; tra gli eventi più recenti si segnalano: il Premio Roma 2015; Grosseto 2015; le collettive “Arte è Donna”, edizioni 2016 e 2017 presso il Museo Diocesano di Terni, organizzate dalla Galleria I Due Colli; il Premio Capitolium, Roma, edizioni 2016 e 2017, con menzioni speciali a cura della Prof.ssa Chiassai e le personali alla Galleria Tiepolo di Udine nel 2015, al Centro San Vidal di Venezia ed al Consolato Italiano a Fiume (Croazia) nel 2016. Le sue opere sono state recensite da G. Pilla, G. Gemo, B. Righetti, V. Sutto, M. Ferloni, C. Sensi, A. Chiassai e E. Catalano, R. Perdicaro, V. Sgarbi. «Una pittura densa di fascino, quella di Rina Del Bono, che ci conduce nell’universo immaginifico di un’artista ricca di fantasia e creatività. Le sue figure mascherate, sembrano far parte di una rappresentazione, attori di un teatro dell’inconscio, personaggi di un carnevale infinito. Colti di sorpresa, sembra che non vogliano rivelare non solo la loro identità, ma anche la loro vera essenza, il loro animo, in un gioco ammiccante in cui tutto è possibile e sembra suggerire una realtà immaginata e sensualmente ricreata. Il colore si presta a questo sottile gioco estetico, mostrando una rara eleganza formale non disgiunta da un’effusiva intensità cromatica, che si risolve in ricercati rapporti tonali. Il segno e la pennellata scorrono sicuri e precisi nella definizione dei dettagli, nel gusto di ricreare tessuti, nel vortice di arabeschi dal sapore barocco. Anche l’impianto compositivo partecipa a questa rappresentazione descrittiva del fantastico, con una configurazione dinamica e sapientemente allusiva. Si nota, da parte dell’artista, una generale felicità nel ricreare una narrazione coinvolgente e appassionata, in cui l’osservatore è, al contempo, spettatore e complice di storie ipotetiche, di accattivanti pantomime, raffigurate come colte in un’istantanea furtivamente scattata. Sono storie di cui non conosciamo né il prima né il dopo, una proiezione riflessa che ci coinvolge in giochi d’immaginazione dove si inserisce il senso dell’allegoria, proposto in un’ampia e raffinata ricchezza iconografica, in cui la favola umana si definisce come in un sogno dal sapore poetico.» (R. Perdicaro)